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dal: CORRIERE DELL'UMBRIA – giovedì 19 febbraio 2009  
   
Mancano ancora gli spazi per le attività dell'associazione dei genitori
   
Aumenta il diabete nei piccoli
   
Sono 270 i casi seguiti dal servizio regionale
   
PERUGIA - E' in costante aumento il numero dei bambini con diabete nella nostra regione. I dati parlano di una crescita dei casi soprattutto nelle età piu precoci, esattamente come in tutta l'Italia Centrale. In tutto sono circa 270 i bambini seguiti dal Servizio Regionale di Diabetologia Pediatrica diretto dal professor Giovanni De Giorgi, operativo presso la pediatria del Santa Maria della Misericordia. Si tratta dell'unico punto di riferimento a livello regionale, dove gravitano tutti i bambini colpiti da questa patologia che ha dinamiche particolari rispetto ad altre malattie che colpiscono l'infanzia. Infatti diventa determinante in questo caso una vera e propria alleanza terapeutica e una interdisciplinarietà tra le varie figure professionali e familiari che gravitano intorno al piccolo paziente. La premessa è fondamentale perché da quando è stato completato il trasferimento dal policlinico di Monteluce al polo unico, paradossalmente, sono venuti meno alcuni spazi fondamentali per la concretizzazione di queste sinergie. Infatti a distanza oramai di oltre un anno non è stato  ancora individuato uno spazio all'interno dello stesso ospedale dove i familiari dei bambini con diabete possano incontrarsi per affrontare quelle problematiche che inevitabilmente si presentano in presenza di un piccolo affetto da diabete. Viene infatti segnalato dallo stesso professor De Giorgi che  molti risultati che hanno portato il servizio di diabetologia pediatrica perugino a distinguersi sulla scena nazionale sono stati agevolati dall'impegno, sotto tanti profili, dell'associazione nella quale si ritrovano i familiari di giovani con diabete. L'associazione giovani con diabete Umbria è  riuscita nel corso degli anni a supportare, anche finanziariamente, il servizio permettendo l'inserimento di personale medico e psicologico, oltre a organizzare iniziative di educazione sanitaria. Momenti fondamentali per questi bambini, che riescono ad acquisire la consapevolezza che sono proprio i comportamenti corretti a costituire la prima cura di chi è affetto da diabete. Nonostante a Monteluce ci fosse un luogo fisico a far da punto di riferimento per l'associazione, nella nuova struttura non è stato neppure individuato. Peccato, perché in questo modo si bypassa un punto di snodo importante della terapia, in quanto la cura di un bambino diabetico si muove in un panorama sempre più complesso, caratterizzato anche da nuove insorgenze. Per questo il confronto con genitori che hanno già vissuto questa esperienza aiuta anche a ottimizzare le risorse pubbliche, sia in termini di personale che di spesa sanitaria. Si crea infatti, come dimostrato finora, una sinergia perfetta tra la struttura medico-scientifica e l'associazione, arrivando a creare un team vero e proprio che lavora su questo fronte. Con l'obiettivo di rendere meno difficoltosa la gestione di una malattia che ha un forte coinvolgimento emotivo, dal momento che il piccolo paziente è una parte attiva della cura stessa. E quello che da parte di operatori e genitori viene segnalato con amarezza è che a livello nazionale la necessità di incentivare la formazione e la condivisione è un qualcosa di oramai acquisito, mentre a Perugia sembra essere completamente ignorato da chi opera all'interno dell'offerta sanitaria. E già che ci siamo c'è da segnalare che i piccoli pazienti diabetici ogni tre mesi devono essere sottoposti ad esami, che attualmente vengono effettuati nel day hospital della clinica pediatrica. In attesa del prelievo i piccoli restano quindi in una sala d'attesa dove ci sono visite normali, con una inevitabile promiscuità con altre patologie. Insomma, visto che questo tipo di accertamenti dovranno essere ripetuti di continuo, forse non sarebbe male riuscire a distinguere un po' le situazioni, cercando cioè di andare incontro alle esigenze di piccoli pazienti che si trovano ad avere necessità diverse rispetto ai loro coetanei.

 

Giovanna Belardi  


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Aggiornamento: 17/04/2012

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