AGDU: Hanno scritto di noi
da: "Il MESSAGGERO" - Lunedì 19 Marzo 2007
I successi ottenuti a Monteluce potrebbero essere mortificati al Silvestrini
Diabete giovanile, un’eccellenza a rischio
Primo in Italia per assistenza, volontariato e cura, il centro ha pochi spazi e medici
di FABIO NUCCI
Un connubio perfetto che abbina cura e informazione, assistenza sanitaria e supporto psicologico. È il connubio che in Umbria si è creato tra il Servizio regionale di diabetologia e l’Associazione per l’aiuto ai giovani con diabete (Agd). Un sodalizio fatto di professionalità e volontariato che il nuovo corso del polo unico ospedaliero regionale rischia di mettere in discussione. Uno dei punti di forza di tale binomio sta infatti nella vicinanza fisica dell’associazione al Servizio diabetologico con un ufficio apposito ricavato nella clinica pediatrica di Monteluce. Ma i benefici di tale sinergia si riversano anche nella gestione operativa, traducendosi in supporto strumentale e finanziario, attraverso donazioni di apparecchi o fondi veicolati tramite l’Azienda ospedaliera di Perugia.
«La nostra volontà è quella di migliorare la nostra opera – spiega Giovanni De Giorgi, responsabile del Servizio regionale di Diabetologia – per migliorare l’assistenza a livello regionale e non. Alla nostra struttura fanno riferimento quasi tutti i bimbi con diabete dell’Umbria e nell’ultimo anno c’è stato inoltre un incremento del 18% degli accessi da fuori regione: da Calabria e Trentino, ad esempio». In Umbria la struttura è stata costituita in seguito alla legge 115/87 che prevedeva la costituzione di servizi diabetologici in ogni regione. Da allora, il servizio opera nelle due città capoluogo, a Perugia presso la clinica pediatrica di Monteluce, a Terni, per ora presso il reparto di pediatria dell’ospedale. «A Terni si sta vivendo una fase di transizione – aggiunge De Giorgi – e c’è un processo di completamento in corso. Ma la programmazione regionale prevede l’istituzione di un dipartimento interaziendale dell’età evolutiva. Un esperimento fatto nell’ambito dell’aria vasta di Pediatria dell’ospedale di Perugia e affidata al professor Giuseppe Castellucci. Con il suo intervento stiamo riorganizzando il servizio in un territorio più ampio».
Il quadro di attività è sufficiente a descrivere l’attività di tale struttura che ha in cura 250 giovani in età pediatrica, tutti alle prese con il diabete eseguite in day hospital o day service. Il fenomeno appare in crescita e negli ultimi tempi è cresciuta anche l’incidenza nella fascia di bambini sotto i 5 anni.
«L’importanza del connubio con l’associazione – spiega Massimo Cipolli, presidente Agd Umbria – si rivela nell’approccio personale: il supporto medico è essenziale ma è importante anche l’accettazione di tale patologia cronica. Ed è qui che interviene l’associazione che con la sua presenza aiuta i genitori ad entrare nel tipo di problema, per vedere ad esempio se è possibile viverlo meglio e diversamente. E se anche in tale versante ci sono stati miglioramenti è proprio per l’interazione tra Agd e Servizio di diabetologia con il quale – ad esempio - ha istituito la figura dello psicologo (Stefano Bartoli, esperto nelle problematiche da diabete pediatrico per la decennale collaborazione con la nostra associazione) carico dell’Azienda ospedaliera, ma i fondi vengono fornito dall’Agd». Nel 2005, l’associazione ha anche donato un apparecchio che consente il dosaggio dell’emoglobina glicata in sei minuti. «Senza tale soluzione – spiega il professor De Giorgi – la risposta si avrebbe in ore o giorni».
Ma grazie all’Agd il servizio di Diabetologia, che al momento con un solo strutturato e con due medici in formazione (“un organico troppo esiguo”, fa notare De Giorgi), avrà anche un medico in più. «Ci siamo fatti carico – aggiunge Cipolli – di un medico specialista con esperienza di diabetologia pediatrica, la dottoressa Ezia Santilli, il cui contratto sarà finanziato anche in questo caso dall’Agd Umbria».
Un’eccellenza che, tuttavia, non può reggersi in eterno poggiando sulla stampella dell’associazione anche nella prospettiva di ampliamento prevista a livello regionale. «Ma vorremmo che il servizio si ramificasse nel territorio – spiega De Giorgi – fino a decentralizzarsi arrivando alla cura a domicilio (“Home care”)». Le preoccupazioni riguardano anche l’integrazione tra associazione e struttura sanitaria. «Temiamo che nella nuova sede al Santa Maria della Misericordia (dove il servizio dovrebbe trasferirsi entro l’estate, ndr) non ci sia spazio fisico per la presenza dell’associazione». L’Agd necessita di un ufficio dove ricevere, ad esempio, i genitori dei bambini con diabete, specie nelle fasi iniziali della cura. «Vorremmo che anche nel polo unico ci fosse garantito lo stesso spazio». Per mantenere la stessa logistica. Per non pregiudicare il funzionamento di un meccanismo che funziona alla perfezione.
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