AGDU - Incontri
Ma i bambini con il diabete possono essere golosi?
L’AGD Umbria, Associazione per l’Aiuto ai Giovani con Diabete dell’Umbria, organizzazione che da oltre 30 anni opera nella Regione in perfetta sintonia con il servizio di Diabetologia Pediatria diretto dal Prof. Giovanni De Giorgi, il 20 Aprile 08, ha organizzato una tavola rotonda presso l’Etruscan Chocohotel di Perugia dal titolo provocatorio “CIOCCOLATO: MA I BAMBINI CON DIABETE POSSONO ESSERE GOLOSI ?”
La cioccolata, simbolo ed oggetto di desideri, tentazioni e trasgressioni alimentari di adulti e bambini, quando ci sono problematiche metaboliche o il diabete può divenire più complicato istaurarci un rapporto, soprattutto per chi è maggiormente sollecitato dalla fortuna o sventura di vivere nella città dell’EUROCHOCOLATE.
All’incontro, oltre al Prof. De Giorgi, hanno preso parte la Dr.ssa Ivana Rabbone proveniente dalla Diabetologia Pediatrica dell’Università di Torino, città che per il cioccolato è cugina a Perugia, il Prof. Giuseppe Castellucci, Direttore del Dipartimento interaziendale dell’età evolutiva dell’Umbria, la Dr.ssa Fabiana Cardarelli, Dietista e laureata in Psicologia, da anni collaboratrice dell’associazione AGD Umbria; il tutto introdotto dall’intervento del Dr. Claudio Trappoloni, in rappresentanza della Barry Callebaut, primaria produttrice mondiale di cacao, con una panoramica storica, industriale e commerciale sul cioccolato.
Dall’incontro è emerso che i bambini con diabete, come i bambini con celiachia e gli altri bambini con o senza problematiche croniche di salute hanno il pieno diritto e, forse, il dovere di essere golosi. Ogni bambino ha il suo cibo preferito ed è giusto che questo faccia parte della sua alimentazione, è però necessario che tutti i bambini ed anche gli adulti seguano delle regole di corretta alimentazione.
Recenti studi longitudinali, infatti, evidenziano correlazioni tra soprappeso-obesità, problematiche di salute e due fattori molto comuni nella nostra società: Sedentarietà e Alimentazione qualitativamente inadeguata.
Tutti conosciamo come il benessere dell’organismo si basa su uno stile di vita sano, alimentazione equilibrata e regolare attività fisica, ma questi fattori sono sempre meno frequenti. Nascono così i progetti di educazione alimentare che hanno lo scopo di ricordare la base del benessere dell’organismo e di insegnare a stare a tavola con tranquillità, consapevolezza ed autonomia (educazione che dovrebbe iniziare precocemente con i bambini, proprio perché è nei primi anni di vita che si gettano le basi per il futuro biologico dell’adulto).
Riflettendo sui motivi per cui ci si alimenta, emerge che la maggior parte delle persone trascura il fatto che si mangia perché questa azione è correlata al piacere, punto importante soprattutto quando si parla di alimentazione sana. L’alimentazione sana, infatti, fa riferimento alla dieta mediterranea, esemplificabile nella piramide alimentare, ove sono contemplati tutti i tipi di cibo nessuno escluso, ma indica che ognuno dovrebbe essere presente in proporzioni diverse. Alla base della piramide troviamo: frutta e verdura, di diverse stagioni, diversi colori, diversi sapori, ricchi di vitamine e sali minerali. Il gradino successivo è rappresentato dai carboidrati, di diversi tipi (per le diverse esigenze) per fornire energia al nostro corpo in momenti diversi della giornata. Il livello successivo è rappresentato dalle fonti proteiche di origine animale e vegetale. Ed in cima alla piramide alimentare troviamo i dolci ed i grassi, quindi zucchero, gelato, snack a base di cioccolato o altri tipi di cioccolato e di dolci.
La piramide alimentare esemplifica la regola della giusta alimentazione, regola che vale per tutti, per adulti, per bambini, con o senza il diabete.
Esistono però delle differenza tra chi ha il diabete e chi non lo ha e sono costituite dal fatto di avere conoscenze per poter provvedere ad una variazione della somministrazione della dose insulinica in base al tipo di alimento assunto e dal riscontro degli effetti dell’assunzione dei diversi cibi, fra cui dolci e cioccolato. Chi ha il diabete ha un riscontro immediato, chi non lo ha ha un riscontro a medio-lungo termine (magari controllando il peso corporeo).
Il riscontro immediato sul bambino, sul ragazzo che fa lo stick glicemico può produrre 2 effetti antitetici: spaventarlo, tanto da indurre un aumento del controllo, con aumento del desiderio, frustrazione e senso di colpa nelle situazioni di cedimento o all’opposto favorisce la perdita di controllo con aumento della conflittualità con i genitori, comportamenti mendaci. Ma il riscontro immediato non agisce solo sul bambino/ragazzo, ma anche sui genitori, che a loro volta agiscono sul figlio con ugualmente un aumento del controllo, proibizionismo eteroimposto, che origina un aumento del desiderio, comportamenti mendaci e all’opposto allentare il controllo fino a perderlo producendo nel figlio la perdita del senso della misura.
Tra questi estremi ogni sistema familiare ed individuale deve trovare il suo equilibrio e funzionamento con creatività, come del resto ogni famiglia si trova a fare per le diverse altre situazioni e occasioni quotidiane che esulano dall’assunzione di cibo. Il messaggio conclusivo della giornata è stato quello di sottolineare l’importanza di sdrammatizzare il momento del controllo (inteso come controllo dell’assunzione di cibo o di alcuni tipi di cibo, spesso oggetto di forti tensioni) in favore della promozione della regola che contiene e contempla la concessione o di ciò che può essere considerato la trasgressione.
|